Corruzione e illegalità negli appalti pubblici in Italia

Corruzione e Italia sembrano essere due termini complementari, soprattutto per chi è nato e cresciuto nella penisola. La corruzione Italiana è un fenomeno che coinvolge qualsiasi settore lavorativo e tutti i livelli socio-culturali del Paese. Focalizzandosi sui contratti  pubblici, la corruzione genera due effetti principali:

– Costi e perdita di benessere sociale

– Danni alla sotto-infrastruttura pubblica

Per quanto riguarda i costi generati dalle irregolarità dei contratti pubblici è sufficiente citare qualche esempio:

secondo uno studio del settimanale Il Mondo pubblicato nel Maggio 1992, la linea 3 della metropolitana di Milano costava all’epoca 192 miliardi di lire a chilometro contro i 45 del metrò di Amburgo; il passante ferroviario era stimato in 100 miliardi a chilometro in dodici anni di lavoro, mentre il passante di Zurigo, costruito il sette anni, era costato 50 miliardi a chilometro; i lavori per il terzo anello dello stadio Meazza di San Siro, durati oltre 2 anni, costarono più di 180 miliardi, mentre l’ampliamento dell’Olimpico di Barcellona fu completato in 18 mesi per un investimento inferiore ai 45 miliardi.

Ovviamente questi costi si traducono in una perdita di benessere sociale, a seguito della inefficiente allocazione delle risorse, in improduttività delle opere pubbliche. A tutto ciò si aggiungono i disagi correlati al dilatarsi delle tempistiche lavorative. Mettendo a confronto il passante di Milano con quello di Zurigo, entrambi di circa 8 km di lunghezza (lunghezza del tunnel), realizzati con lo stesso livello di innovazione tecnologica, ma costati l’uno il doppio dell’altro, è naturale pensare che, in assenza di corruzione nei contratti pubblici, l’Italia avrebbe il potenziale per raddoppiare le sue infrastrutture pubbliche, o viceversa dimezzare i costi, e quindi ridurre il deficit di bilancio. 

Il secondo punto, ovvero i danni alla sotto-infrastruttura pubblica, mette in evidenza la percezione negativa da parte della popolazione nei confronti delle opere pubbliche. Le persone tendono ad associare le opere pubbliche a qualcosa di pericoloso, in quanto contaminate da criminalità e corruzione, e dunque sviluppano una percezione negativa verso ciò che è di proprietà dello Stato.

Ma la domanda che nasce spontanea è: “perché la corruzione nei contratti pubblici è così diffusa proprio in Italia?” 

Per rispondere a questa domanda è necessario capire quali sono le strategie che possono essere messe in atto per combattere i fenomeni di corruzione.

In primo luogo è necessario un tessuto istituzionale e dei meccanismi tecnico-legislativi che possano garantire il rispetto di una serie di norme, regolamentazioni e che rendano le procedure di gara il più trasparenti possibili. E’ infatti necessario che gli operatori in gioco nei contratti pubblici siano accountable, dunque rintracciabili. Un sistema pubblico strutturato e basato sulla trasparenza fu adottato nei primi anni del 1800 in Gran Bretagna, Paese che da essere uno dei più corrotti al mondo divenne un esempio di correttezza e precisione amministrativa. La trasparenza, quindi la rintracciabilità delle attività degli attori che operano nei contratti pubblici, è necessaria in quanto, come dedotto già nel 1800 da Edmont Burke “la contraddizione è uno dei migliori indicatori di corruzione”. Il corrotto ha un comportamento opportunistico e variabile a seconda del contesto; per questo motivo monitorando la coerenza del comportamento se ne può dedurre l’irregolarità derivante dal comportamento opportunistico, tipico del corrotto.

In secondo luogo, per poter combattere la corruzione, è necessario conquistare l’opinione pubblica, ovvero trasmettere a livello sociale dei valori di etica del lavoro e di onestà professionale. In Italia questo sembra essere lo scoglio maggiore in quanto manca un livello di rispetto sociale e di senso civico, che sono le fondamenta per poter introdurre, ma soprattutto far perdurare nel tempo, i valori in ambito lavorativo. Io credo che il gap di cultura civica e sociale Italiano sia maturato durante gli anni novanta, quando correnti politiche guidate più da interessi personali ed economici, che da vocazione politica e passione sociale, si sono infiltrate negli organi di controllo e hanno instaurato un sistema di corruzione, concussione e finanziamenti illeciti, trasmesso dapprima alla politica, e successivamente ai livelli più alti dei vari settori lavorativi. Una cultura di questo tipo, basata sul cieco interesse personale e l’assenza di meritocrazia, se applicata ad un contesto sistemico, quale quello sociale, si traduce in mancanza di rispetto, costi sociali, gap culturale ed economico.

Ci sono poi dei fattori culturali, ben saldi soprattutto tra le famiglie del ceto medio italiano (che costituiscono la maggioranza della popolazione), che tendono a giudicare i corrotti dai colletti bianchi disonesti, ma non delinquenti. Per fattori culturali intendo l’insieme di elementi di pensiero che costruisce delle impalcature mentali tramandate negli anni, che soffocano la curiosità intellettuale degli individui e limitano il loro grado di apertura mentale. In assenza di tali costrizioni l’uomo sarebbe libero di osservare uno stesso fenomeno da diversi punti di riferimento, per poi raggiungere, sulla base della personalità propria dell’individuo, una concezione personale dei fatti.

Tutto questo tende a sottostimare la vastità del fenomeno “corruzione” in Italia, con conseguenze devastanti soprattutto per le generazioni future.

 


 

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